L’Italia è un paese per vecchi?

Vi invitiamo a firmare l’appello diffuso dal Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio e rivolto al Ministro Gelmini, per chiedere un ripensamento sulle modalità di reclutamento degli insegnanti della scuola secondaria, che di fatto escluderanno per 7-10 anni neolaureati, laureandi e le future matricole. Riportiamo il testo presente sul sito www.appellogiovani.it:

APPELLO pubblico in difesa delle giovani generazioni,
del futuro della scuola, dell’università e del nostro Paese

Entro il prossimo mese di ottobre, salvo ulteriori cambiamenti, il Ministro Gelmini firmerà il Decreto che avrà l’effetto di escludere per diversi anni le giovani generazioni dall’insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado.
Nei prossimi anni i posti disponibili per le lauree magistrali e le abilitazioni all’insegnamento saranno ridotti a una quantità irrisoria, che oltre ad essere assolutamente insufficiente a rispondere alle reali necessità della scuola, impedirà ai giovani di abilitarsi.
La propensione del Ministero, sostenuta dai sindacati, è quella di privilegiare i diritti acquisiti dai numerosi precari già inseriti nelle graduatorie ad esaurimento e di far pagare il prezzo del passato (l’annosa e stratificata situazione del precariato scolastico) solo ed esclusivamente ai giovani. Questo è inaccettabile e miope al tempo stesso ed è un macigno sullo sviluppo del nostro Paese. Chi sta insegnando dal 2008 senza abilitazione, chi è ancora in fase di formazione e chi s’iscriverà nei prossimi anni all’università sarà di fatto tagliato fuori dalla possibilità di abilitarsi all’insegnamento.

Due principali conseguenze

1) In ambito scolastico si determinerà un vuoto generazionale di almeno 7 anni (ma stime meno ottimistiche dicono 10), che aumenterà l’età media del corpo docente italiano, già oggi tra le più alte in Europa.

2) In ambito universitario saremo spettatori dell’inevitabile e drastica diminuzione degli iscritti alle Facoltà umanistiche e scientifiche che hanno nell’insegnamento un loro naturale e costitutivo sbocco professionale (anche se ovviamente non l’unico), con conseguenze irreparabili per il livello culturale del Paese.

Nel chiedere la revisione del decreto in emanazione,
proponiamo tre possibili soluzioni

1) Sganciare l’abilitazione dal reclutamento, come già avviene per le altre professioni: abilitarsi non significa, infatti, ottenere di diritto il posto d’insegnante in ruolo, ma conseguire un titolo spendibile sul mercato del lavoro, sul modello delle idoneità (è quanto già avviene in tutto il resto d’Europa).

2) Rendere disponibile per le lauree magistrali e per le abilitazioni all’insegnamento un numero di posti sufficiente a garantire un effettivo ricambio generazionale e una risposta alle reali necessità della scuola.

3) Avviare contestualmente e con urgenza una ridefinizione delle modalità di reclutamento dei docenti che assicuri selezione e qualità e che garantisca sia i diritti acquisiti di chi è già iscritto in graduatoria, sia le aspettative dei giovani abilitati di inserirsi nel mondo del lavoro.

Lanciamo questo appello come possibilità per il nostro Paese di riguadagnare il proprio futuro ed evitare una crisi generazionale ed educativa senza precedenti, ancor più dannosa per il periodo storico che stiamo attraversando.

info@appellogiovani.it